fastidi intestinali? l'intestino non mente!

Quando parliamo dell'intestino umano dobbiamo pensare alle radici di un albero. Quando queste iniziano ad ammalarsi, piano piano, tutto l'albero si ammala e può addirittura seccare. Ci tengo a far passare questo concetto anche perché oggi si comincia a comprendere come il deterioramento di quest'organo così complesso possa essere il principio di partenza di numerosissime malattie infiammatorie, cronico-degenerative e neoplastiche, e non solo intestinali.

Il nostro intestino, se completamente aperto e disteso, misura circa 300 metri quadrati e quindi è più grande di un campo da tennis e rappresenta ovviamente l'interfaccia più estesa tra noi ed il mondo esterno.

Dunque appare evidente che per salvaguardare la propria salute o tentare di ricostituirla quando inizia a mostrare segnali di cedimento, invece di concentrarsi prevalentemente e talvolta esclusivamente sui sintomi (dolori addominali, stitichezza, bruciori di stomaco, diarrea, dolori articolari, ansia, cefalea, depressione etc.) occorre impegnarsi a fondo per tentare di correggere le frequentissime disfunzioni del tratto digestivo che soventemente sottendono a queste sintomatologie

Corretto stile di vita e buona alimentazione sono spesso la cura giusta. Sembra una ricetta semplice, ma in realtà è molto più complessa rispetto ad una compressa di antidolorifico o antidiarroico o ad un ansiolitico.

 

Come si ammala il nostro intestino?

 

Il rivestimento interno del nostro tubo gastrointestinale è costituito da cellule che risultano strettamente e solidamente connesse tra loro da giunture ben serrate (tight junction). Queste cellule si infiammano alterando questa solida architettura biologica a causa di numerosi fattori: stress psicofisico, cattiva alimentazione, farmaci (antibiotici, antinfiammatori, cortisonici, chemioterapici), additivi chimici, alcol, eccesso di dolci etc. Questi fattori tendono sia ad avere un effetto tossico diretto sulle cellule intestinali sia ad alterare l'equilibrio della nostra flora batterica intestinale che, come abbiamo visto nel precedente articolo, costituisce un vero e proprio organo del nostro corpo.

Si genera un lieve e persistente stato di infiammazione cronica accompagnato inizialmente da sintomi vaghi (lievi dolori addominali, alternanza di stitichezza e diarrea, gonfiori intestinali, bruciori di stomaco, lieve cefalea post prandiale etc.) che spesso tendiamo a sottovalutare e che passano inosservati ai comuni esami di laboratorio. Il nostro medico ci dice di non preoccuparci perché abbiamo solo un po' di colite spastica legata allo stress causato da questa vita veloce e difficile.

Lentamente e progressivamente, a causa dello stato infiammatorio cronico della mucosa, le giunture intestinali descritte precedentemente iniziano ad allentarsi fino a consentire a particelle di cibo indigerito, tossine e microrganismi patogeni di passare nel torrente circolatorio. Quando queste sostanze entrano nel sistema linfatico e nel sangue il nostro sistema immunitario reagisce ed inizia ad attaccare questi invasori perché li capta come elementi sconosciuti ed estranei e quindi li tratta come minacciosi nemici. Nella battaglia tra i nostri soldati (anticorpi del sistema immunitario) e forze nemiche (sostanze tossiche penetrate nel sangue per aumento della permeabilità intestinale) si genera nuova infiammazione che questa volta potrà localizzarsi in qualsiasi parte del nostro corpo generando nuovi e ancora più fastidiosi sintomi e/o addirittura malattie, oltre ad incrementare ulteriormente il fenomeno dell'intestino permeabile.

 

Lo sapevate che un attacco di asma, o un eczema cutaneo, un fegato grasso, una forte emicrania, attacchi di panico , una sofferenza delle mucose naso sinusali o magari dei dolori fibromialgici accompagnati da stanchezza cronica, possono dipendere da un cattivo funzionamento del nostro intestino?

 

Insomma, un circolo vizioso dove infiammazione genera nuova infiammazione e noi rimaniamo inconsapevoli vittime di una condizione che richiede diversi anni per svilupparsi, ma che compromette dapprima significativamente la nostra qualità di vita e successivamente può evolvere in patologie infiammatorie croniche, autoimmuni, cronico-degenerative o addirittura neoplastiche.

 

Perché succede tutto ciò?

Fino a questo punto dell'articolo, mi sono sforzato di semplificare al massimo la questione, tuttavia non posso prescindere da qualche tecnicismo che, da ora in poi, potrebbe rompervi un po' le scatole; non vi nascondo che andrei fiero di me stesso se riuscissi a farvi appassionare agli aspetti scientifici che seguono. Perché credo riguardino, veramente, ciascuno di noi. Se però non siete interessati ai successivi approfondimenti, potrete passare direttamente al paragrafo successivo; “giuro che non mi offendo!”

  • Quando l'intestino è infiammato e/o coesiste un'alterazione della flora microbica intestinale, si comincia a non produrre più una quantità di enzimi digestivi sufficienti ad una totale e corretta digestione degli alimenti, con conseguente difficoltà anche nell'assorbimento degli stessi. I sintomi possono essere quelli riferibili alla cosiddetta colite spastica (colon irritabile) quali gonfiore addominale, flatulenza eccessiva e maleodorante, stitichezza o diarrea accompagnata da dolori addominali, bruciori di stomaco, sensazione di digestione lenta.
  • In un intestino cronicamente infiammato, le proteine di trasporto (carrier) deputate all'assorbimento dei nutrienti attraverso la mucosa vengono danneggiate con conseguente sviluppo più o meno importante di malassorbimento sia di macro che soprattutto di micronutrienti (ferro, vitamine, oligoelementi etc.) e quindi si determina la comparsa di uno stato di parziale malnutrizione con sintomi legati a lieve anemia, deficit del sistema immunitario con maggiore suscettibilità alle infezioni, affaticamento cronico, perdita di massa magra etc.
  • Quando grandi particelle di proteine alimentari non vengono digerite bene da un intestino infiammato e permeabile, esse riescono a passare nel sangue e generare reazioni del sistema immunitario con sintomi di allergia o intolleranza che possono manifestarsi in qualsiasi parte del corpo (cefalea, astenia, rinosinusite, artralgie o fibromialgie, orticaria etc.).
  • Quando i meccanismi enzimatici di disintossicazione dell'intestino sono compromessi, le tossine tendono a sovraccaricare il fegato, che progressivamente si ingrandisce e si “ingrassa” (steatosi epatica) fino a raggiungere quadri clinici di steatoepatite (infiammazione epatica cronica). L'organo così compromesso, ovviamente, non risulta più in grado di metabolizzare e smaltire gli agenti chimici comunemente presenti negli alimenti e nelle bevande, acqua compresa; a questo punto molti cibi, specie se non di primissima qualità e/o farmaci o alcolici possono causare sintomi tossici (cefalea, vertigini, astenia, diarrea, ipotensione, nausea, malessere generale etc.) anche se prima non li causavano, proprio perché il sistema di detossificazione intestinale ed epatico è sovrasaturo e non più in grado di smaltire gli additivi chimici, i pesticidi, i coloranti e quant'altro di chimico è presente negli alimenti, sia pure in concentrazioni modeste e consentite dalla legge. Ciò comporta anche un forte incremento nei nostri tessuti dei famosi radicali liberi che provocano ossidazione delle nostre cellule con secondario invecchiamento precoce della cute (rughe, macchie cutanee etc.) e di tutti gli altri organi e aprono la strada a patologie degenerative come l'aterosclerosi (quindi ictus, infarti etc.) o come il morbo di Alzheimer, il Parkinson ma anche, purtoppo, alle neoplasie (tumori).
  • Quando la mucosa intestinale è infiammata si viene a determina anche un deficit del sistema immunitario locale intestinale con diminuzione delle cosiddette IgA secretorie, anticorpi di superficie che permettono di difenderci in prima battuta dalle sostanze estranee prima che queste possano penetrare nell'organismo. Il nostro corpo diventa progressivamente più vulnerabile ad infezioni di natura batterica, fungina o parassitaria. Per ironia della sorte, noi medici tendiamo a prescrivere in questi casi più antibiotici ed antinfiammatori danneggiando ulteriormente l'intestino ed alterando ulteriormente la composizione del microbioma (batteri buoni intestinali), generando peraltro nel tempo condizioni di resistenze multiple agli antibiotici da parte dei microrganismi patogeni e aumentando lo stato di permeabilità intestinale.
  • Quando le pareti intestinali vengono danneggiate e diventano più permeabili, passano più facilmente nel torrente linfatico e circolatorio antigeni alimentari (piccole proteine contenute negli alimenti); queste, a volte, possono somigliare agli antigeni naturali (proteine presenti sulle membrane cellulari delle nostre cellule sane, condizione definita mimetismo antigenico). Questo processo tende a “confondere“ il nostro sistema immunitario il quale può riconoscere come estranee anche proteine normalmente e strutturalmente presenti nei nostri tessuti e cominciare a reagire contro di esse producendo anticorpi (cosiddetti “autoanticorpi”). Questo meccanismo è alla base di molte malattie autoimmuni quali l'artrite reumatoide, il morbo di Crohn, il Lupus Eritematoso sistemico, le tiroiditi, alcune glomerulonefriti, la sclerosi multipla e molte altre.
  • Esiste un'interconnessione linfatica diretta tra intestino e sistema nervoso centrale per cui molte delle tossine prodotte in un intestino ammalato finiscono direttamente nel cervello bypassando in parte il filtro epatico causando un modesto stato di neuroinfiammazione caratterizzato da cefalee, ansia, crisi di panico, stanchezza cronica e persino depressione.

 

Insomma, un intestino infiammato e permeabile genera attraverso tutti i meccanismi descritti infiammazione sistemica, con aumento di produzione delle cosiddette citochine pro-infiammatorie (interleuchine, tumor necrosis factor, prostaglandine etc,) aumentando il set-point infiammatorio del nostro corpo. Senza accorgercene iniziamo a vivere in uno stato di cronica, subdola infiammazione generalizzata che, se non adeguatamente trattata, apre la strada allo sviluppo di malattie degenerative croniche, comprese le malattie cardiovascolari ed il cancro e/o alle malattie autoimmuni.

 

Come intervenire per invertire questo processo e riportarci verso una condizione di maggior benessere?

-Ricolonizzazione dell'intestino da parte dei “batteri buoni” attraverso l'introduzione di cibi fermentati, come yogurt o kefir, oppure utilizzando integratori probiotici di alta qualità contenenti grandi quantità e ceppi diversificati di batteri.

-Introduzione nella dieta di alimenti cosiddetti prebiotici, capaci, cioè, di nutrire i microrganismi benefici del nostro intestino. Tra questi ultimi, ad esempio, è appropriato l'utilizzo delle cicorie, dei carciofi, delle banane verdi, delle cipolle, degli asparagi e di tutti gli alimenti già descritti nell'articolo dedicato agli acidi grassi a catena corta a cui vi rimando, capaci di accelerare i processi di autoguarigione del nostro intestino e quindi del nostro organismo dall'eccesso di attività proinfiammatoria, in cui esso versa. Esistono peraltro in commercio degli ottimi integratori contenenti sostanze prebiotiche tipo inulina e/o Fos (fruttoligosaccaridi).

- Utile l'utilizzo di integratori a base di vitamina D3 e zinco capaci di rinforzare le giunzioni serrate tra le cellule intestinali e potenziare il sistema immunitario.

 

Ovviamente, ci sono cibi da evitare totalmente nelle prime fasi e poi reintrodurre possibilmente raramente ed in modeste quantità;

-zuccheri semplici e farinacei specie se prodotti con farine raffinate contenenti glutine (anche nei non celiaci è frequente una lieve intolleranza al glutine). In ambito scientifico, oggi si ipotizza che uno dei motivi per cui il glutine stia causando tanti problemi all'apparato digerente, sia l'eccessiva ibridazione del grano avvenuta negli ultimi 50 anni. Tale ibridazione ha creato grani con nuove molecole di glutine modificate, che risultano riconosciute come estranee dal nostro intestino se confrontate con quelle presenti nel grano utilizzato per migliaia di anni dai nostri antenati e molto diverse anche da quelle che i nostri nonni consumavano 50 anni fa.

-Latte e latticini freschi (molto frequenti sono anche le intolleranze al lattosio)

-Eccesso di carni rosse specie se di qualità non garantita e/o allevate in allevamenti intensivi con massiccio uso di antibiotici e mangimi non biologici.

-legumi (contengono lectina, sostanza infiammante per l'intestino). Possono essere reintrodotti dopo qualche mese cuocendoli molto e magari inizialmente frullandoli.

Cibi da evitare “sempre”

-Salumi, insaccati, alimenti conservati, cibi già cucinati e poi venduti surgelati nei supermarcati, bibite zuccherine(coca cola, aranciate, succhi di frutta etc). merendine, patatine fritte ed altri “cibi spazzatura”; ma anche il famoso zucchero compreso quello di canna ed in generale i dolci. Unica eccezione il cioccolato superfondente di cui parleremo in seguito.

-Alcolici

Evitare il più possibile l'utilizzo di farmaci antibiotici, antinfiammatori, cortisonici, farmaci antiacidi (ricordiamoci che l'acidità gastrica è necessaria per ottimizzare i processi di digestione ed assorbimento dei nutrienti). Attenzione alle tossine chimiche ed agli additivi alimentari (leggere le etichette degli alimenti compresi quelli acquistati in negozi di cibi biologici).

 

Ma allora come possiamo alimentarci per tentare di salvaguardare il nostri intestino?

Bere molta acqua di qualità (questo punto meriterebbe un approfondimento a parte ma qui non posso dilungarmi; per il momento mi limito a suggerirvi acqua a ph più alcalino e a basso residuo fisso); idrata le cellule, facilita i processi di detossificazione e accelera il transito intestinale.

Per il resto frutta e verdura fresca di stagione a volontà, possibilmente acquistata a chilometro zero (appena raccolta), da consumare tutti i giorni cruda o poco cotta;

Cereali integrali meglio senza glutine tipo riso integrale, mais, quinoa, miglio, grano saraceno. Tra i cereali contenenti glutine preferire il farro integrale che possiede una discreta percentuale proteica, molta fibra ed inoltre è coltivato con minore utilizzo di pesticidi perché molto resistente.

Carni (meglio bianche) e solo di alta qualità e di provenienza sicura.

Pesci, anch'essi ovviamente di provenienza sicura (qui è un po' più difficile), preferibilmente freschi e “azzurri” perché più ricchi di omega 3.

Uova fresche di provenienza sicura da allevamenti biologici e da galline allevate all'aperto (sono ricche di proteine, grassi sani e molte vitamine e sali minerali). Ricordiamoci che un uovo è paragonabile ad una cellula e quindi contiene tutti i nutrienti necessari alla salute cellulare.Non facciamo cuocere troppo il tuorlo specie se ad alte temperature perché si potrebbe alterare la composizione biochimica dei grassi in esso contenuti che, di conseguenza, risulterebbero tossici.

Sporadicamente, formaggi molto stagionati (non contengono lattosio o al limite ne contengono veramente poco) consumandone quantità moderate e non quotidianamente e sempre e solo prodotti da latte crudo.

Per gli amanti dei dolci a tutti i costi è consigliabile solo il buon cioccolato fondente, ricco di antiossidanti tipo la teobromina, con una percentuale di cacao di almeno il 75% e assicurandovi che non vi siano aggiunti grassi vegetali e che l'unico grasso presente sia il burro di cacao. Un buon cioccolato deve avere una percentuale di grassi superiore a quella di carboidrati (zuccheri).

La frutta secca (noci, nocciole, mandorle, anacardi, pistacchi) senza sale aggiunto e non privata della buccia risulta ricca di proteine, grassi “buoni” e sali minerali oltre che di fibre per cui va benissimo a colazione e per gli spuntini.

Per i grassi aggiunti da utilizzare possibilmente a crudo, olio extravergine di oliva (mi raccomando scegliete olii di alto livello spremuti a freddo da olive italiane), anche per le eventuali e possibilmente rare fritture (la cottura consigliata è quella al vapore):evitate altri olii vegetali e margarine varie e magari, invece, utilizzate una noce di burro proveniente esclusivamente da latti di altissima qualità oppure , sporadicamente, un po' di lardo o di strutto di altissima qualità (una piccola dose di buoni grassi saturi è utile al nostro organismo soprattutto se abbinata ad una drastica restrizione degli zuccheri). Ricordiamoci che le nostre membrane cellulari sono costituite prevalentemente da grassi (bilayer fosfolipidico).

Insomma, per i grassi vale il motto “pochi ma buoni”, motto peraltro valido per la maggior parte degli alimenti…unici esclusi verdura e frutta fresca…vi prego mangiatene tanta!...

a proposito, comprate un buon dentifricio e mangiatevi tanti agli e cipolle!

Vi saluto, alla prossima.

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commenti

  • Antonia rossi

    Che articolo meraviglioso.vorrei che fossi tu il mio medico di base!grazie

    15/11/2017

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