evitare la carne rossa

EVITARE LA CARNE ROSSA

Evitare la carne rossa: quanto c'è di vero e perché è una questione così attuale?

In questi anni, gravissime notizie hanno cambiato la consapevolezza del consumatore rispetto ai rischi del mercato globale ed in particolare di quello delle carni, pensiamo ad esempio ai casi internazionali di 'Mucca Pazza' o 'Aviaria'. Tanta informazione che ci preoccupa molto, immagini e fatti di cronaca sconvolgenti, che ci appaiono talmente vicini da farci sentire una sorta di bersaglio mobile che prima o poi verrà colpito. Sono fatti che influenzano le scelte dei consumatori, preoccupati di acquistare o, meglio, di evitare la carne rossa ed in genere tutte le carni. Si tratta di informazioni che creano molte difficoltà al ricco comparto delle carni, relegando prodotti un tempo di pregio ad una sorta di 'cibo degli stupidi' da evitare in toto per i possibili danni che ne derivano. In alcuni dei casi di cronaca, le falle del sistema della Grande Distribuzione sono apparse evidenti, come evidenti in alcuni dei casi emersi sono la carenza e la corruzione nei controlli, soprattutto, infine, il cattivo funzionamento normativo in relazione alla circolazione delle merci. 

A rendere molto attuale il tema interviene da alcuni anni anche la forza mediatica di scienziati che manifestano giustamente il proprio invito ad evitare l'attuale consumo spropositato di carne rossa.

Infine, ciliegina sulla torta, i titoli bomba di pochi mesi fa secondo i quali l'Organizzazione Mondiale della Sanità metterebbe al bando il consumo della carne 'processata' perchè cancerogena. I titoli restano vivi nella nostra memoria, ma la sostanza cambia. Ovviamente, noi italiani pensiamo al prosciutto, al salame, etc. ma poi si scopre, ad esempio, che l'indagine condotta tra gli altri da Kurt Straif dell'OMS era rivolta esclusivamente a carni provenienti dall'America dove utilizzano sostanze per fissare gusto e sapidità e sostanze conservanti che sono bandite in area UE.

Vari dunque sono gli stimoli mediatici che inducono ad evitare di mangiare la carne rossa. Quali sono i dubbi concreti del consumatore?

Dietro la scelta di mangiare o meno le carni, ed in particolare quella rossa, vi possono essere motivi di natura scientifica o di natura etica. Ma non è mia intenzione addentrarmi in quelle dispute, molte delle quali riempiono le trasmissioni televisive. Perché nelle ragioni di natura scientifica, che riguardano la ricerca medica e le scienze nutrizionali, vi trovi varie scuole di pensiero anche severamente contrapposte e questo non ci aiuta a comprendere dove sia la verità oggettiva. Quelle di natura etica concernono la sfera dell'intimità, la sfera personale. In questo caso, la questione resta ad un livello esclusivamente soggettivo.

Invece, per chi non compie una scelta vegetariana, i dubbi concreti sono altri.

I consumatori rispetto alla genericità dell'offerta del mercato alimentare sono spaventati. Chi vuol comprare un pezzo di carne o di prosciutto dal macellaio, è consapevolmente afflitto dai rischi relativi alla provenienza ed alla genuinità del prodotto. (ma questo vale un pò per tutto).

La questione è che il consumatore rimane isolato. In questa incertezza, è portato a rinunciare all'acquisto, convinto che ormai la carne sia solo una questione di antibiotici, di conservanti chimici, di mangimi scadenti ed allevamenti intensivi, come spesso viene denunciato in questa o quella trasmissione televisiva. Questo è un dato problematico, perché concerne l'economia ed il lavoro di tante aziende 'sane' che pagano uno scotto elevatissimo già da alcuni anni.

evitare la carne rossa

Cosa scegliere, come fare?

Al di là del dramma e dei rischi economici per i produttori onesti e tornando più egoisticamente alla strategia del consumatore afflitto dai dubbi e dall'angoscia di un acquisto sbagliato, una scelta possibile è quella di rinunciare alle carni. L'altra è quella di fare acquisti molto più consapevoli, combattendo la difficilissima 'battaglia' della tracciabilità e della trasparenza.

Partiamo dal dato che molto spesso una dieta vegetariana è una scelta consapevole, che avviene cioè in età adulta. Rinunciare completamente alle carni in età adulta non comporta rischi per la salute; sebbene, vadano accolte alcune precauzioni nutrizionali, per le quali è facile reperire ampia letteratura scientifica o piu correttamente è sufficiente una consulenza medica specifica. Rinunciare alle carni in età pediatrica, al contrario, può comportare qualche problema ed è per questo che non di rado la reazione dei pediatri è veemente. Ogni genitore, prima di scegliere una strada vegetariana per i propri figli, sa di dover parlare a lungo con pediatri e nutrizionisti; perché, al di là degli aspetti etici o culturali, vi sono questioni legate alla crescita che non vanno sottovalutate. E' una scelta possibile, ma bisogna tener presente, caso per caso, numerosi aspetti, affrontandoli con persone esperte.  

In conclusione, le ragioni dei favorevoli e dei contrari al consumo delle carni rosse sono spesso molto serie e convincenti. Da consumatore e genitore ho, ovviamente, dovuto adottare delle scelte perché ho dei figli in fase di sviluppo. Le rivelo non come un'esortazione a valutare se stare da una parte o dall'altra, per carità! Si tratta solo di spiegare il 'mio' compromesso. Ho una posizione mediana molto ben definita e mi lascio guidare dal buon senso. La mia risposta è si. In casa, ai nostri figli cerchiamo di offrire una nutrizione che guarda al modello mediterraneo, comprese, seppur in piccola parte, le carni rosse ed i salumi. Adottiamo moderatezza nei consumi, attenzione alle modalità di cottura (vapore contro brace), alta selezione del prodotto (nel nostro caso consorzio della Marchigiana IGP) e per i salumi sempre e solo senza conservanti. A livello personale, ne faccio un consumo molto molto ridotto, ma non vi rinuncio completamente. Credo che la strada maestra debba essere la tracciabilità, intesa come radiografia dell'intera filiera e non risposte generaliste come impone l'attuale normativa, che sembra pensata per la GdO e molto meno per la valorizzazione dei territori (per i produttori di altà qualità questo è un forte handicap, perchè non hanno la possibilità di far prevalere in etichetta la qualità del loro prodotto). Questo è, a mio avviso, il centro del problema! Qui interviene, tra gli altri, il valore del Km0 e della trasparenza, che consiste nel mettere il consumatore in condizioni di poter 'toccare con mano' quello che sceglie di mangiare.

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